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Sapete cos’hanno in comune Microsoft, Apple, Google, Mattel, Dell e Disney? La loro nascita ha in qualche modo a che vedere con un garage. E in quei garage c’erano degli uomini. Un caso? Forse no.

Leggendo le storie di imprenditori di successo viene da chiedersi: basta davvero una buona idea e un po’ di spazio in garage per fondare la propria azienda e diventare miliardari? Ovviamente no, mi direte, in tanti ogni giorno falliscono nell’impresa. Ma quelli che riescono sono più spesso uomini che donne. Forse è ora di un cambio di prospettiva.

Tanto per cominciare, le donne non stanno in garage. Sono impazzita? No. Intendo dire che le donne spesso non possono permettersi il lusso di avere uno spazio, anche mentale, dedicato ai propri sogni e alle proprie ambizioni. Perché se stanno cucinando, pulendo, facendo la lavatrice, lavorando, badando ai bambini o assistendo genitori anziani, semplicemente non hanno quello spazio. Virginia Woolf docet:

“Se ha intenzione di scrivere romanzi, una donna deve possedere denaro e una stanza tutta per sé.”

Figuriamoci se vuole far partire una propria impresa. Ma i freni all’imprenditoria femminile vanno ben oltre questa mancanza di tempi e spazi.

Covid, imprenditoria femminile e freni

Il Covid-19 ha colpito durissimo le donne, su moltissimi fronti. Uno di questi è l’imprenditoria. A fine 2020 si è accertato un calo dello 0,29% delle aziende guidate da donne, cioè 4mila attività in meno rispetto al 2019. In particolare sono state colpite le under 35. Se prima della pandemia la tendenza era in oltre da anni quella di una crescita costante delle nuove imprese femminili, arrivando a superare in numero anche quelle maschili, con il Covid la nascita di nuove realtà si è fermata pesantemente per le donne.

Perché? Per diversi motivi. Il primo è che le donne durante il lockdown si sono dovute fare carico di maggiori incombenze familiari, sacrificando la propria attività.

Certo, non che prima in Italia brillassimo in quest’ambito: nel Mastercard Index of Women Entrepreneurs del 2020 eravamo al 42° posto su 58 tra i Paesi con un ecosistema favorevole all’imprenditoria femminile.

Uno dei maggiori freni è rappresentato dal “credit crunch”: le donne hanno più difficoltà ad accedere al credito, pare un po’ per pregiudizio, un po’ perché le imprese femminili si concentrano nei settori più poveri dell’economia.

Nonostante questo i dati ci raccontano un’imprenditoria femminile di successo:

Per ogni dollaro di investimento raccolto, le donne producono ricavi per 78 centesimi, gli uomini per 31.

Le imprenditrici inoltre sono più inclini a mettere in atto misure di conciliazione, spingono maggiormente la presenza di donne anche nei vertici aziendali, sono socialmente più responsabili e più attente alla sostenibilità ambientale.

Fonti e approfondimenti:

https://www.ninjamarketing.it/2015/04/21/aziende-nate-in-un-garage/

https://lab24.ilsole24ore.com/imprese-femminili-prima-dopo-durante-coronavirus/

https://st.ilsole24ore.com/bc/fattorei-pulsepmi/in-italia-solo-unimpresa-su-sei-e-donna/

https://st.ilsole24ore.com/bc/fattorei-pulsepmi/le-donne-dimpresa-pagano-il-conto-piu-salato-della-pandemia/

https://www.ilsole24ore.com/art/sulle-imprese-femminili-l-impatto-covid-19-e-piu-forte-ADOmKK4

https://www.ansa.it/sito/notizie/economia/2021/03/07/covid-nel-2020-sparite-4mila-imprese-guidate-da-donne_e7f23ae9-b864-45ed-8b62-69d759ddd1af.html

Immagine: Photo by Brooke Lark on Unsplash